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Nella scuola di Pomezia
Il problema e il progetto come soluzione
Nel settembre del 2004 sono andata in pensione dopo aver insegnato Religione per 35 anni nella scuola secondaria di I grado. E' stata una scelta sofferta ma necessaria per motivazioni diverse. Sapevo già che mi sarebbero mancati i ragazzi! D'altronde ho sempre insegnato con passione. Da tempo avevo maturato l'idea di non perderli ed ero decisa a restare con loro anche se in un altro ambiente, in un'altra scuola e con un altro tipo di insegnamento. Ero convinta che avrei dovuto continuare a mettere a disposizione le competenze maturate. Così ho scelto di presentare un progetto presso l'istituto comprensivo 'Orazio' di Pomezia, località che posso raggiungere senza difficoltà.
Il progetto prevedeva diversi aspetti tra cui:
Il progetto è stato deliberato all'unanimità nel Collegio Docenti e i docenti stessi mi hanno affidato gli alunni che necessitavano dell'intervento didattico che descrivevo accettando anche, cosa non sempre facile, di far uscire i ragazzi dalle classi durante le loro lezioni.
Di nuovo a scuola!
Sono stata accolta a braccia spalancate non tanto perché si trattava di un impegno di volontariato, ma anche perché davvero deliziose erano le persone cui mi ero rivolta e che hanno creduto in me: la dirigente Maddalena Spina, la vicedirigente Luciana Marinaci e i colleghi: Alessia Pace, Giovanna Zito, Mafalda Arseni, Maria Calabrese e tanti altri che mi hanno anche dato una mano in aula di informatica. Devo dire che anche l'attuale dirigente, Marco Coluzzi, mi ha accolto con grande disponibilità e pure quest'anno il mio progetto è stato approvato all'unanimità dal Collegio Docenti.
Il DS mi ha anche affiancato un'insegnante tutor (Mafalda Arseni) che si è occupata di raccogliere adesioni, di far fronte a difficoltà organizzative e quant'altro.
Con lei ho lavorato in classe e nel laboratorio di informatica due ore alla settimana: durante questo tempo i ragazzi hanno creato i loro lavori al computer.
Non ero più un'insegnante di Religione ma, come dicevano i ragazzi, l'insegnante di informatica.
Ci tenevo a spiegare che non ero un'insegnante di sostegno sia perchè non era vero, sia perché non volevo creare difficoltà di rapporti con i compagni ai ragazzi che uscivano dalle classi.
Le tappe del mio lavoro
Le tappe del lavoro dei ragazzi
Niente male, considerato che si trattava di ragazzi in difficoltà!
L'autostima? Visibile, eccome!
Non potrò mai dimenticare gli sguardi di soddisfazione, gli 'e vai!' che seguivano un risultato positivo, i 'posso rimanere ancora qui?'. Ma soprattutto la scintilla della consapevolezza di ciò che i ragazzi andavano creando.
E il giorno della presentazione dei lavori... la partita iniziava di nuovo: erano loro che tiravano i rigori e c'era sempre qualcuno, compresi gli insegnanti che si stupiva ed esclamava:
'ma come hai fatto? Spiegamelo!'
Vedi gli esercizi che hanno creato i ragazzi della scuola di Pomezia